BERLINO - «La notte degli Oscar? Il problema sarà tenere ferme le mani, quando sono nervoso non riesco a frenarle». Heath Ledger scherza sull' attesa e sulle candidature di Brokeback Mountain, una anche per la sua interpretazione del cowboy gay, «che nessuno immaginava durante le riprese». Il film di Ang Lee ha cambiato la sua vita, non solo quella professionale. Tre mesi fa ha avuto una bambina, Mathilda, da Michelle Williams, che nel film era la moglie, anche lei candidata come non protagonista e «sono felice di dividere con lei l' emozione della nomination, ci incoraggiamo a vicenda ma non ci prendiamo sul serio. Mia figlia è il primo momento di realtà dopo anni vissuti come un fantasma, con tanti periodi di frustrazione, mi sentivo più un prodotto che una persona. Ho cominciato a lavorare giovane, a 17 anni, forse per questo sentivo insicurezza, disagio, ero incapace di pensare al futuro. Un figlio comporta un senso di immortalità, credo che un giorno, il più tardi possibile, sarà più facile morire. Ora sono fiero della mia vita, voglio viverla in pieno, per un anno non lavorerò, farò solo il padre». Bello, facile al sorriso, lo sguardo diretto, Heath Ledger è a Berlino con Candy, una bella storia d' amore devastata dall' eroina. Un' altra ottima prova d' attore per Ledger che il regista Neil Armfield definisce «un meraviglioso clown, sa controllare le emozioni, le comunica con gli occhi». Ledger non viene da scuole di recitazione: «Ho imparato sul campo, attraverso tanti errori, con la fortuna di sentire quando sbagliavo e potevo migliorare, è un guaio quando un attore si nega l' autocritica. Oggi non mi sento attore completo, ho parecchio da imparare, ma quello che sono adesso l' ho conquistato, ho lavorato molto per arrivare a questo punto». Candy è ambientato in Australia, «un' occasione per tornare nel mio paese e recitare con il mio accento, dopo otto anni in America. Non ho mai preso eroina ma purtroppo ho avuto amici che ne sono rimasti vittima, conosco la lenta distruzione fisica. E ho fumato abbastanza spinelli per sapere come ci si sente quando si va fuori di testa». Per lui non esistono «ruoli coraggiosi. Il coraggio è altro, è quello di chi rischia la vita andando a spegnere un incendio, non ci vuole coraggio a fare un cowboy gay. So che Ang Lee ha avuto molti rifiuti da attori, ma è un problema loro. Io non ho problemi di identità con me stesso, amo i personaggi controversi». E non è vero che film come Casanova o Lords of Dogtown «servono a cancellare l' immagine gay. Anzi mi dispiace che in Lords of Dogtown, da macho senza paura, dico battute pesanti sui gay, non le penso, così come non ho mai pensato che il fisico fosse importante». E la definizione di sex symbol che gli viene attribuita «mi fa ridere. Non sono brutto, ma non mi guardo allo specchio ogni mattina e mi dico "sono bello", l' immagine costruita dai media non mi interessa».

di Maria Pia Fusco, 17 Febbraio 2006